Cute Blinking Unicorn
a banana called Momo.

Le persone che mi detestano possono essere divise in due categorie: quelle che non mi conoscono affatto e quelle che mi conoscono fin troppo bene.
- Momo
giovedì 29 dicembre 2011
Trascorsi due giorni accadde l'imprevisto.
«Ti devo parlare» esordì mia madre entrando in camera mia. Temevo che ciò non presagisse nulla di positivo, motivo per il quale ero indubbiamente tesa.
Una volta sdraiate sul suo letto, iniziammo la nostra conversazione. In quegli istanti, le mie orecchie ascoltarono quello che mai si sarebbero immaginate.
«Se è la strada che hai deciso di intraprendere, più che continuare a consigliarti, non posso fare altro. Mi hai spezzato il cuore e non condividerò mai questa tua decisione, ma se non riesco a farti cambiare idea, per ora è sufficiente che continui ad andare bene a scuola e che tu non ti faccia trattare male da lui».
Non credevo alle mie orecchie. Quella donna aveva forse iniziato a rendersi conto che sua figlia stava crescendo? Indubbiamente il suo comportamento era alimentato soprattutto dalla paura di vedermi nuovamente scappare, come feci due anni prima durante lo svolgimento di una vicenda analoga, però arrivai addirittura a commuovermi per questo suo gesto. Era come se fosse andata contro i suoi valori per la mia felicità, e ciò non  poté che rendermi indicibilmente gioiosa. Nonostante mi avesse ribadito che le uscite settimanali non sarebbero potute essere più due - aggiungendo il più categorico divieto di recarmi a casa del mio Lui -, nonostante continuasse imperterrita a sfoggiare il suo broncio e malcontento nei miei confronti, non potete neanche lontanamente immaginare quanto io mi sentissi realizzata.
Come recita la celeberrima frase, però, "era troppo bello per essere vero", e nella mia circostanza quest'affermazione calzava più che a pennello: nulla cambiò.
La mia famiglia era pervasa dalla solita serenità di plastica.
Sebbene mia madre conoscesse la verità, non toccammo più il discorso; io continuavo a mentire, mentre Lui più passava il tempo più dubitava del mio amore. Ogni qualvolta mi chiedesse di rivelare di noi a mio padre e di ribellarmi a quella situazione ostica, io, logorata dalla paura, mi rifiutavo prontamente.
«Io farei di tutto per te. Mi sono messo contro la famiglia - nemmeno l'ala paterna della sua famiglia è granché felice della nostra relazione... - per stare assieme a te, ma te non fai che rimandare», erano le parole che spesso mi proferiva. Soffriva nel non poter neanche esistere come remota idea nel mio nucleo familiare al completo, soffriva nel constatare che non avessi il coraggio di rischiare per la nostra relazione, e, nel sapere che le persone che più amavo al mondo non potevamo essere felici a causa mia, inesorabilmente soffrivo anch'io.
Ero ben consapevole che l'obiettivo di mia madre fosse quello di difendermi dall'ira di mio padre che chissà come avrebbe reagito, e sicuramente occultare il tutto, anche dopo essere venuta a conoscenza della realtà dei fatti, era la via più semplice per camuffarci da famigliola felice.
Eppure Lui voleva solamente esternare al mondo la felicità della nostra coppia, voleva poter vivere un amore senza inibizioni, e lo desideravo anch'io, anche se mi accusava di non amarlo abbastanza da compiere la grande rivelazione. Inizialmente ero molto titubante, è vero, ma con lo scorrere del tempo entrambi cambiammo la nostra visione del mondo, o, più specificatamente, dell'amore. Cominciammo a credere in un futuro assieme, quando all'inizio non eravamo che due ragazzi razionali e con i piedi ben piantati a terra. Prima di conoscerlo ero completamente disillusa, ma in sua compagnia ho scoperto un amore giusto e libero, un amore del quale non ero ancora a conoscenza e che neanche immaginavo esistesse. Insieme affogavamo in quel mare rosso e bianco, di passione e purezza, ma qualora subentrasse il Discorso, assieme ad esso, nasceva la tensione.

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Scritto da momoka @ 10:32 • (8) + 1 sospiro?