Cute Blinking Unicorn
a banana called Momo.

Le persone che mi detestano possono essere divise in due categorie: quelle che non mi conoscono affatto e quelle che mi conoscono fin troppo bene.
- Momo
giovedì 1 marzo 2012
Fototessera della nuova carta d'identità Il 14 Febbraio, come ogni singolo anno, taluni hanno affrontato dibattiti sull'inutilità della festività di San Valentino, mentre altri hanno avuto l'opportunità di ostentare la magnificenza della propria coppia per mezzo di mazzi di rose o banali scatole di Baci Perugina.
Per me, invece, è avvenuto un cambiamento che, almeno fin ad ora, non s'è fatto percepire molto: sono divenuta cittadina italiana!
Per chi non lo sapesse, la cittadinanza per coloro che hanno entrambi i genitori stranieri non si acquisisce automaticamente con la nascita, difatti, benché io sia nata e abbia sempre vissuto a Roma, fino a mezzo mese addietro ero una semplice extracomunitaria che risedeva nella Capitale e frequentava la scuola italiana grazie al permesso di soggiorno.
Una volta raggiunta la maggiore età, il neo maggiorenne ha un anno di tempo per decidere se scegliere la cittadinanza del paese in cui è cresciuto o piuttosto mantenere quella della patria dei propri avi, perché a quanto pare la Cina è l'unico Stato che non permette il possesso della doppia cittadinanza, indi per cui in futuro per tornare nella terra madre dei miei genitori sarà necessario procurarmi il visto.
Da parte mia non è stata una rinuncia: la parte orientale che mi costituisce non è molto elevata, e, dati i conflitti che vivo a causa della mentalità retrograda di una cultura a mio parere eccessivamente tradizionalista,  non ho dovuto rimuginarci granché, pur essendo cosciente del fatto che non sarò mai del tutto una cittadina italiana in tutto e per tutto. Agli occhi degli altri sarò sempre e comunque una ragazza/donna "gialla" con gli occhi a mandorla e alla mia figura verranno sempre attribuite quelle caratteristiche che fanno parte dello stereotipo dell'orientale vigenti in Europa.
D'altronde, però, anche in Cina non potrò mai essere considerata "una di loro": non riesco a comunicare con le mie nonne poiché non so parlare i loro dialetti*; il mio cinese è abbastanza scarno e quel mondo non mi appartiene.
Sono un eterno ibrido. Parlando con gli italiani, tendo a difendere i cinesi e viceversa; mi sento idiota cantando sia l'inno cinese sia quello italiano e, nonostante non sia propriamente usuale cantare inni, quando qualcuno mi chiede di farlo ho una sorta di blocco... Non a caso, sono la Ragazza Banana.


* Il paese è talmente vasto e sono presenti talmente tanti dialetti che le mie nonne, pur abitando ad un'ora di distanza, non riescono a comprendersi tra di loro. Ciò è dovuto anche alla mancata alfabetizzazione, causata dalla povertà dei tempi passato che non permise loro di istruirsi ed imparare la lingua nazione, ossia il cinese mandarino.

Stavo pensando di sviluppare il tema dell'identità correlato alla patria per la tesina dell'esame di Stato. Che ne pensate?
In classe mia ci sono altre due ragazze cinesi, ed anche loro puntano a colpire i commissari con qualcosa inerente alla propria patria, seppur trattando argomenti differenti.
W. è propensa nel trattare la Luna, essendo molto un'immagine di spicco nella poetica occidentale e ricoprendo un ruolo importante nella mitologia cinese, mentre X. porterà il concetto di "孝顺", ossia la "pietà filiale", che in Cina è considerato un obbligo morale, ma che qui in Italia non esiste.

Ora mi fiondo tra le braccia di Morfeo a causa di un compito che dovrò sostenere domani, ma domani verrò a leggervi. :)

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Scritto da momoka @ 23:45 • (42) + 1 sospiro?