Cute Blinking Unicorn
a banana called Momo.

Le persone che mi detestano possono essere divise in due categorie: quelle che non mi conoscono affatto e quelle che mi conoscono fin troppo bene.
- Momo
domenica 22 aprile 2012
E' bizzarro come talvolta la realtà circostante appaia satura di suggestioni che convergono su un unico punto: il pensiero che ci attanaglia.
Il servizio delle Iene dedicato alle ragazze madri con l'intervista a Eridiana, una dolcissima neo-mamma sedicenne; la visione del film Juno in compagnia del mio Lui, la visita all'ultima nipotina della famiglia Kelly e altre piccole circostanze non hanno fatto altro che alimentare e consolidare la mia riflessione inerente al rapporto che ho con gli infanti.
Mi piace l'idea del figlio ma non del bambino in sé.
I bimbi non mi entusiasmano granché: sono troppo energici, troppo rumorosi e troppo... bambini. Non sono una brava intrattenitrice, e, oltre ad essere maldestra di natura, non ho abbastanza forza per prenderli in braccio. Senza contare che mi sentirei un'idiota a produrre vocine melense o a fare "bubusettete" e affini.
Ciò però non implica che io non voglia diventare madre. Se associato ad una famiglia, difatti, ritraggo il piccolo esserino come componente di un qualcosa di estremamente bello, che trascende l'immagine di semplice bel faccino che le ragazze associano agli aggettivi "carino" o "tenero".
Nella mia mente si delineano i contorni di un pargolo assieme ai suoi genitori. Ragazzi ancora inesperti che necessitano di ausilio da parte delle loro madri, ma che hanno dato alla luce una nuova vita con amore, speranza e coraggio.
Dinanzi ai vestitini in miniatura la mia mente fantastica; e mentre faccio i miei amati acquisti puerili o guardo in modo entusiasmato i cartoni animati penso a come sarebbe condividere quei momenti con il mio consorte ed il nostro piccolo.
In ogni caso, credo che i miei pensieri siano altamente influenzati dalla componente orientale che è in me: la visione orientale della famiglia vuole che si mettano al mondo dei bambini affinché essi, una volta cresciuti, possano creare a loro volta un proprio nucleo familiare economicamente stabile in grado di ripagare le fatiche che i genitori hanno speso mettendoli al mondo e crescendoli. Insomma, il figlio non viene contemplato come un individuo a se stante.
Essendo consapevole del fatto che le mie scelte future non coincideranno affatto con quello che i miei genitori vorrebbero da me, questa mentalità mi è oltremodo ostile. Mi auguro almeno che i nonni materni possano accettare un nipote ibrido nella nostra famiglia... Questo clima di chiusura, ahimè, sta portando Lui a disprezzare la figura dei miei, e, benché possa comprenderlo, ciò mi rende mortificata.

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Scritto da momoka @ 03:57 • (10) + 1 sospiro?